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Giovedì, Aprile 27, 2017

WEEK END

weekendRosso il copriletto, rossa la tenda di broccato, rossa la carta da parati punteggiala da orchidee. Un arredamento dannunziano che fa rivivere nelle undici nuove stanze del Chiaja Hotel de Charrne di Napoli il ricordo di piaceri proibiti. E’ infatti quei locali, fino al 1958, ospitavano il bordello Suprema, famoso per la bellezza delle fanciulle, tutte del nord, per lo più venete. Alla casa si accedeva dal civico 3 di salita Sant' Anna, protetto da due muri. Superato il primo, si era al riparo da occhi indiscreti, All'epoca non c'era napoletano che, vedendo una mano aperta con le tre dita alzate, non pensasse alle donnine del Suprema, ribattezzato durante 1'occupazione americana "II dollaro" per via del dollaro che si pagava per la doppia, la tariffa più alta della città.
Mimì Fusella, il proprietario, ha ampliato con queste camere l'albergo aperto con successo solo quindici mesi fa. E ha voluto arredare alcune stanze in modo da far rivivere la peccaminosa atmosfera dell'epoca: mobili antichi, tessuti preziosi, colori forti e talvolta cupi (una ca­mera è tutta bordeaux). Le porte finestre delle camere danno sul caratteristico ballatoio coperto, dove risuonavano chiacchiere e risate delle signorine in bustino e guepierre, appoggiate alle ringhiere bianche con pomelli d'ottone. I clienti guardavano, sceglievano e si trasferivano nell’ alcova. In poco più di un anno, il Chiaja Hotel de Charme. Diventato uno degli alberghi di maggior successo. Centralissimo, corpo centrale ricavato da un grande appartamento tipico dell'alta borghesia napoletana di inizio secolo, ottimo rapporto qualità prezzo; belli tessuti e arredo, efficiente il servizio, piacevole la sensazione di stare più in una casa che in un albergo, da migliorare la prima colazione e l'insonorizzazione di qualche camera. Divertente e riuscita l'idea di restaurare la nuova ala col gusto dell’epoca.
Del resto Napoli è perfetta per un weekend d'amore. Innanzitutto per la pizza che, secondo una ri-cerca dell'americana Taste Treat­ment and Research Foundation, ha un potere afrodisiaco. Basta non farsi prendere dalla pigrizia che ti spinge nella storica pizzeria Brandi, proprio sotto l'albergo, famosa ma con una pizza mediocre e un servizio pessimo. Meglio fare quattro passi verso Mattozzi, nella centralissima via Filangieri, e mangiare una fetta di mozzarella aspettando la pizza. Poi per le passeggiate in uno scenario tra i più romantici del mondo. Dall'albergo si arriva in meno di venti minuti al mare, sul ponte che porta al Castel dell'Ovo, Scendendo giù due scalette si vede un minuscolo caffè di nome Imbarcadero coi tavolini proprio sull'acqua. Mimi Fusella suggerisce di raggiungere il bar attraverso via Santa Lucia, can­tata nelle più note canzoni napoletane. I palazzi a sinistra, eleganti e ben curati, fanno a pugni con le antiche casette di pescatori a destra. Il motivo? La parte sinistra della zona, che un tempo apparteneva al mare, alla fine del Novecento è stata riempita di terra e cemento per da­re spazio a nuove costruzioni.
Un'altra passeggiata parte dal parco Virgiliano in cima a Posillipo: Camminando per un paio d'ore su una stradina a picco sul mare dice Fusella «si ammira un panorama mozzafiato: la piccola isola di Nisida, La Pietra e Pozzuoli. Più avanti Capo Miseno, i Campi Flegrei, Procida, Ischia, Capri, Punta Campanella con il Capo di Sorrento.
Ma suggeriamo un weekend qui anche per amore dei napoletani, per la gente gentile, solare, spi-ritosa, pronta a un sorriso. Provate a prendere un aperitivo, o a fare la prima colazione, al caffe Gambrinus, storico locale che si affaccia su Palazzo Reale, Teatro San Carlo e Galleria Umberto I. Anche questo e a pochi passi dall'Hotel Chiaia; un crocevia che e come un palcoscenico su cui Napoli recita se stessa, mentre il pubblico guarda affascinato, seduto davanti a una coviglia (va provata, non si può descrivere) o a un caffè da bere con le tre "c" (cumm cazz'coc’).

MARCHESE COL PALLINO DELLA ClNA
Nell'Ottocento era la dimora del marchese Nicola Lecaldano Sasso La Terza. Costui, eccentrico e amante del viaggi, portò dalla Cina una tale quantità di porcellane che ancor oggi, dopo quattro generazioni, tutti i suoi eredi vantano collezioni di numerosi pezzi. Lo scorso anno nipoti e bisnipoti del nobile napoletano hanno voluto trasformare il palazzo in albergo, lasciando intatta l'atmosfera della raffinata dimora patrizia. Mobili e lampadari liberty, pavimenti in cotto napoletano, pareti dai colori chiari. Le camere, sobrie e raffinate, tutte diverse, hanno sulle porte una targhetta coi nomi del vecchi proprietari. C'e 'a stanza 'e zi' Checchina e quella 'do maestro', la stanza 'e zi' Idarella e quella 'e don Nicola. All'ingresso, il ritratto dell'avo accoglie gli ospiti dalla sua cornice barocca sistemata sul camino. Per valutare gli umori della clientela, i proprietari hanno piazzato un grosso libro dedicate a critiche e commenti. La maggior parte delle scritte, alcune in russo e giapponese, e una dedica d'amore a Napoli {"una città incantata"), all'albergo ("sembra di stare a casa"), al personale ("allegro, disponibile, premuroso")- Una camera standard {con bagno, tv, frigobar, asciugacapelli) costa 130 euro. La superiore {che in più ha la vasca con idromassaggio) arriva a 145. L'albergo (tel. 081 415555, www.hotelchiaia.it) non ha ristorante. Nei prezzi è compresa una prima colazione a buffet: caffè, cappuccino, spremuta d'arancia, toast, brioche, marmellate, sfogliatelle napoletane, dolcetti fatti in casa {la colazione si può gustare in albergo oppure, con un buono ritirato in reception, nei caffè Gambrinus e Imbarcadero).
laira berillio.

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